sabato 15 aprile 2017

41a Maratona del Lamone.

"Another breach in the wall" cantavano i Pink Floyd in Piazza Farini a Russi, ma solo io potevo sentirli, perché il palco era stato appena approntato tra le mie circonvoluzioni cerebrali dalla ditta specializzata "Endorphin Events", ma prima di passare alla descrizione di questa giornata appena trascorsa chiedo scusa alla Band, quella vera, per l'innocente modifica al testo. Il fatto è che in questo periodo più che di costruire muri, ho bisogno di abbatterli, e con la Maratona di oggi sento, appunto,  di avere aperto un'altra piccola breccia.
Quarantunesima edizione, rimango sempre colpito quando leggo certi numeri, una corsa nella storia del podismo, sicuramente oggi meno eroico e più popolare, l'esperienza si nota, tutto il meccanismo scorre senza intoppi, dalle indicazioni stradali alla consegna pettorali e mi fa quasi dimenticare la levataccia necessaria per presentarmi al via. Il gioco del momento è quello di accelerare le doti di recupero in modo da poter incrementare i chilometri di allenamento senza che si verifichi un decadimento di qualità (sempre in ottica Passatore, chiaramente).  Seguendo le regole di questo gioco, mi presento al via con una dote settimanale di centodiciassette chilometri, teoricamente al solo scopo di verificare i miglioramenti in tal senso. Dico teoricamente perché questo prevedeva la tabella, ma, come ho già affermato, è inconcepibile considerare una Maratona un semplice allenamento, oltre settecento partenti, adrenalina a mille. Nonostante i tempi ristretti sono riuscito a rilassarmi e ad effettuare un breve riscaldamento, ora mi trovo immerso nell'atmosfera che precede lo sparo liberatorio, che arriva in breve, qualche esitazione in avvio, nell'intento, riuscito, di non calpestare e non essere calpestato, poi ognuno riesce a conquistare uno spazio vitale per il il proprio passo,  e questa è la vera partenza. Corriamo nella nebbia in luoghi anche suggestivi, ma deserti, il che può inquietare qualche podista metropolitano, mentre a me piace, aggiunge serenità alla pace interiore data dalle leggerezza che oggi le gambe mi trasmettono mentre i chilometri scorrono, mi aggancio a un gruppo di parigamba, sento che rallentano impercettibilmente,  li abbandono e raggiungo il gruppo successivo, i palloncini delle tre ore e trenta sono scomparsi dalla mia vista, questa volta però alle spalle. I passaggi nei vari centri abitati ci regalano attimi di gloria bucolica e qualche "cinque" mentre i primi "passeggianti" indicano che dopo il passaggio per Bagnacavallo la Lady ha iniziato il consueto esame degli aspiranti, bacchettando gli impreparati e gli spavaldi, inoltre, ad aggiungere difficoltà all'esame, interviene il bel sole che dà alla temperatura  una svolta decisamente estiva, ma non gradita da tutti: siamo quasi al trentesimo,  la guardo sorridendo e sorridendo passo oltre, so che oggi non è giornata da chieder clemenza, anzi azzardo persino un leggero incremento di passo che riesco a tenere sino al quarantesimo, quando saggiamente tiro leggermente i remi in barca  prima di esserci costretto, conservandomi così il sorriso anche per il finale. 
Due chilometri di passerella sino a ritornare in Piazza Farini dove un pubblico numeroso accoglie i podisti con calore, percorro gli ultimi metri pensando alla dura fatica di questa settimana che si conclude ora, e di quanto questa abbia pagato, in termini di efficacia, il crono è solo un dettaglio a coronamento di un lavoro ben fatto, una parte di lavoro, manca ancora tanto, c'è ancora qualche muro da abbattere, poi si potrà costruire, e per dirla ancora in musica "Rome was'nt build in a day",  e ancor meno Faenza!
Nel dopo gara un breve incontro con Mauro, stavolta non l'abbiamo corsa insieme, quindi rispettando l'alternanza la prossima occasione per farlo si verificherà a Firenze a fine Maggio, ma qui entriamo nel campo delle ipotesi quasi fantascientifiche, meglio sedersi un attimo davanti ad un buon piatto di pasta ed un ottima birra e per rendere più lieve la giornata, ascoltare la discussione del gruppo di colleghi podisti che, infervorati, si lamentano della presunta maggiore distanza della gara rispetto a quella dichiarata, un vero e proprio complotto ordito dagli organizzatori per inficiare il loro tentativo di personal best, per fortuna hanno inventato i gps da polso!
Prima di tornare alle mie corse solitarie, il mio pensiero su questa gara. Appartiene a quel genere di manifestazioni ormai sempre più rare, senza tanti fronzoli, rette solo dalla passione degli organizzatori e da podisti che la sanno riconoscere ed apprezzare, c'è tutto ciò che serve a chi della corsa, e soprattutto della Maratona ama l'essenzialità, e il non essere considerato solo un numero. Detto questo, torno alle mie corse solitarie, buone corse a voi!

venerdì 7 aprile 2017

Di lunghi, musica, ed irti colli.

Breve report sullo stato di avanzamento dei lavori Pellonici, il titolo è  suggerito dalle endorfine durante i quarantaquattro chilometri corsi finalmente in un contesto collinare come disperatamente richiesto sia dalla tabella di avvicinamento al Passatore che dalle gambe affamate di dislivello.
La giornata è ben organizzata ma il meteo non collabora, ostinandosi a minacciare precipitazioni, rompo gli indugi inserendo nell'unica tasca del cinturone portaborracce la giacca impermeabile, quaranta chilometri in umido in solitaria non sono una bella prospettiva. Partenza fissata in corrispondenza del ponte sull'Enza  liquido confine tra Parma e Reggio, la destinazione ancora sconosciuta, da decidere a naso in base al dislivello, prima tappa Quattro Castella, da lì un bivio: il classico  tour verso Vezzano sul Crostolo  o una gita verso Canossa, percorsi entrambi allenanti. Opto per la seconda. La distanza programmata è di poco superiore alla Maratona e le gambe fresche nonostante gli ottanta chilometri settimanali, cercano di prendere un passo più veloce di quello stabilito. La sensazione piacevole, che non provavo da tempo, è quella della soglia della distanza limite che si sposta sempre più avanti, il macinare chilometri senza pensare a quando finiranno, ma piuttosto al godermi le sensazioni, misurare l'efficienza del gesto, minimizzando la spesa energetica e concentrandomi sul rumore dei passi e sul respiro. E' da qualche tempo ormai che riesco a far lunghi senza il fido lettore MP3 e questo è un ottimo segno. Chi mi conosce sa bene che non ho mai corso una gara ascoltando musica, e di quanto mi piaccia rinchiudermi in quella sfera fatta di silenzi e fatica senza alcuna interferenza. La musica mi ha accompagnato agli esordi, e in tutte le "riprese" di questi ultimi travagliati anni, insomma in tutte le occasioni in cui la mente doveva essere distratta dalle innegabili sensazioni spiacevoli che si provano quando l'inerzia atavica del corpo viene scossa dai nostri deliri di attività fisica per lui superflua. Al contrario, la musica a palla è oltremodo gradita nelle ore che precedono le gare, in quei momenti la playlist motivazionale distoglie il pensiero  da tutte le brutture a cui la  vita ci sottopone in quelle occasioni, non ultime le file per i bagni e le false dichiarazioni di invalidità latente  da parte dei compagni di corsa.
Pensieri deliranti mentre i chilometri scorrono, il sole con alterne fortune riesce a ridare colore al paesaggio già pennellato di primavera, ho persino il piacere di condividere un tratto del viaggio con una coppia di caprioli che giocano in un campo, mi seguono per qualche centinaio di metri, poi la rupe con arroccato il castello ruba la mia attenzione, il passo si accorcia unitamente al respiro, iniziano i tornanti, che affronto con sorprendente regolarità, decido di regalarmi una bella salita sino all'ingresso del Castello di Rossena, un breve giro nel belvedere, poi  giù direzione Canossa, serve ancora qualche chilometro per raggiungere il giro di boa, una comitiva di turisti mi osserva perplessa mentre a passo deciso riemergo dalla discesa nella quale mi ero tuffato poco prima. Ora restano da percorrere circa diciotto chilometri per arrivare al traguardo previsto in quel di Quattro Castella, scorrono fluidamente tra il vero sforzo appena concluso e l'analisi in atto, passo costante, affaticamento assolutamente  proporzionato, nessun crampo, nessuna integrazione al di fuori delle due borracce al seguito, una di sola acqua, l'altra di acqua e sali, direi che posso ritenermi soddisfatto, anche se non sono neanche a metà del lavoro necessario, ma ancora pienamente nei tempi, e domenica si va a Russi, prima prova del "Trittico di Romagna", non so quanto sarò in grado di onorare la Lady poiché nella tabella di marcia l'ho inserita come allenamento, non prevedendo quindi una fase di scarico a ridosso dell'impegno, ma non sarò certo lì per risparmiarmi.
Buone corse!

lunedì 20 marzo 2017

Brescia Art Marathon 2017: BAM!

Brescia Art Marathon, "BAM",  l'acronimo in questo caso parrebbe onomatopeico, ma non è il caso di far tragedie, si tratta di eseguire una regolazione fine delle capacità di recupero, o forse più semplicemente di   scaricare leggermente, anziché proseguire con chilometraggi da Forrest Gump, a queste condizioni il 3:35 finale non è da buttar via. Ma passo a raccontare della travagliata vigilia di questa gara, non per costituirmi alibi cronometrici ma solo allo scopo di togliere al crono il ruolo di protagonista e dimostrare che lo spirito di Fantozzi aleggia sempre sulle mie gesta.
Tranquilla serata pre gara, dopo tre settimane di turni estremi c'è da rimpinguare la cambusa, obbligatorio il passaggio al supermercato ed è mentre sistemo le bottiglie d'acqua sul sedile posteriore, per accelerare le operazioni di carico, che  una di queste confezioni rischia di cadere su una busta sottostante. Per salvarne il fragile contenuto il nostro eroe con schiena già allungata verso l'interno esegue un repentino movimento di torsione, ed ecco servito il miglior colpo della strega del nuovo millennio.
Resto bloccato dal dolore, riuscendo con fatica a sedermi in auto e non sarò in grado neanche di scaricare la spesa. Come ogni podista ben sa, il pensiero non può  essere rivolto al dolore, ma esclusivamente alla gara dell'indomani che sicuramente salterà. Il caso vuole che per una fortunatissima coincidenza fosse invitato a cena il "Mago di Gramignazzo" così il desco viene provvisoriamente trasformato in tavolo di dissezione per il podista morente, e con due sapienti manipolazioni la schiena viene istantaneamente sbloccata. La domanda -ma non vorrai correre la Maratona, domani?- resta a fluttuare nell'aria come in assenza di gravità.
Finita la cena tiro le somme della condizione: meccanicamente, tutto funziona, il dolore residuo persiste. Mi sveglio verso le tre, a causa dell'inerzia turnistica, dolore immutato. Mi stendo sul tappeto e gioco la carta "tens" sino ad esaurire il pacco batterie: alle sei il dolore pare scomparso, resta la sacca da preparare ed i vari riti da compiere, ma si può fare.
L'arrivo a Brescia non è dei migliori, dal punto di vista dell'orario, mi affanno tra vestizione, parcheggio e ritiro pettorali, nella concitazione il gps è rimasto in carica, a casa,  ma questo è l'ultimo dei problemi in confronto alla sovietica fila per i wc. Nell'attesa, medito di creare una raccolta fotografica intitolata "ritratti di umani che escono da un bagno chimico", sono certo che sarebbe un successo, infine alle nove, quattordici primi, cinquantaquattro secondi, sono pronto ad essere immortalato, pochi secondi sono sufficienti per raggiungere la partenza ed accorgermi di essere stato collocato in prima griglia, per un attimo penso di aver dichiarato un tempo di 2h35', in luogo del reale 3h25', il via immediato rende superfluo il quesito.
La schiena ha deciso di collaborare, indolenzito ed assonnato, ma in grado di reggere, parto fiducioso. I primi chilometri volano via con una bella chiacchierata con un vicino di griglia "parigamba" con il quale avevo condiviso le perplessità sulla nostra collocazione. Tra racconti di gare, consigli, progetti e battute, la mezza vola via. La temperatura è perfetta, si corre tranquillamente in canotta e la compagnia di tutti quelli che si fermeranno ai vari traguardi intermedi rende il percorso vivace anche quando si passa in zone un po' desolate, il tracciato è molto bello con moderati ma vari cambi di pendenza che aiutano a cambiare il passo, mentre il pubblico quando presente è molto caloroso. Intanto la fatica presenta il conto, prendo atto che difficilmente riuscirò a tenere lo stesso passo sino alla fine e decido di tirare leggermente i remi in barca in modo da non vanificare il tutto. La decisione si rivelerà saggia, infatti il calo del ritmo mi permetterà di arrivare al traguardo senza alcuna crisi, come sempre capita ultimamente, segno di una riacquistata confidenza con distanze e tempi sulle gambe sempre crescenti, quello che manca è una sana iniezione di collinari feroci, per stimolare capacità da tempo assopite, ma per ora, l'assoluta assenza di crampi o altri fastidi è indice del fatto che sono sulla buona strada. Fatte queste considerazioni si rientra in città, molta partecipazione, applausi ed incitamenti ed infine il gonfiabile nella bellissima Piazza della Loggia a sancire la fine della fatica odierna. Ritrovo il mio compagno di viaggio,  dal quale mi ero separato intorno a metà gara, è riuscito a recuperare un paio di minuti, il tempo di un saluto ed una foto, poi espletati i riti post gara si va a reintegrarsi con una buonissima pizza consumata nella stessa piazza su un tavolino vista gonfiabile, eccellente direi.
Due parole per complimentarmi con l'organizzazione, veramente ineccepibile in tutti i servizi, dalla partenza all'arrivo, bellissima inoltre la zona giochi per i bimbi, un'intera piazza attrezzata per aiutare i "disperati dell'attesa" ad ingannare quel tempo che per noi è divertimento.
Chiuso anche questo capitolo, si correrà per qualche settimana senza alcun pettorale, in attesa del primo vero impegno in ottica Passatore, ovvero la Maratona di Russi, e nel frattempo: "correre, correre, correre".
Buone corse!