lunedì 1 agosto 2016

Di Corsa sul Secchia 2016

Ogni tanto batto un colpo, in modo da tenere in vita questo giardino Zen dei miei pensieri di corsa, serve a me, ma lo faccio soprattutto  per chi in questi tempi di comunicazione frenetica trova ancora il tempo e la voglia di dedicarmi e dedicarsi qualche minuto. Forse più avanti si arriverà a riscoprire, come è avvenuto per il cibo, il piacere della lentezza, anzi, si dovrebbe iniziare a pensare alla fondazione di un presidio "Slow Read&Write", ma torniamo alla corsa.
Serata per niente umida con stormi di trote che volteggiano nel cielo, invitante preludio a questa gara scoperta per caso tra i mille calendari autogestiti che affollano la rete. Appena arrivato sul posto, mi rendo subito conto di aver sottovalutato la dimensione dell'evento: grandi parcheggi dedicati ai podisti, vigili urbani e volontari a disciplinare il gran traffico, ed un numero esagerato di persone in fibrillazione atletica, pronti ad inondare i sentieri con litri di sudore, forse ero l'unico a non conoscerla? Il sospetto diventa certezza, quando al ritiro pettorali i visi noti aumentano in maniera esponenziale, nonostante la distanza dal comune epicentro podistico.
Piacevole sorpresa, ma è ora di tuffarsi nei riti propiziatori, primo fra tutti un bel riscaldamento, oltremodo necessario a dispetto della temperatura, vista la scarsità di gare ed allenamenti pseudo veloci disputati negli ultimi millenni. 
In effetti a parte qualche lavoro di qualità in vista della Maratona di Reggio Emilia, tutti i chilometri percorsi dalla ripresa sono stati percorsi sempre in ottica "durata", e mi son reso conto ultimamente quanto sia faticoso riprendere un po' di brio, strappandolo all'inerzia e, inutile negarlo, agli anni che passano.
Ingresso in gabbia e punzonamento, c'è giusto il tempo di intavolare con l'amico  Andrea una breve discussione  sulla profonda spiritualità del popolo podistico, poi arriva lo sparo.
Poco da descrivere, il tempo per pensare è limitato, i sentieri quasi tutti asfaltati seguono il corso del Secchia, sfruttando i saliscendi degli argini per aggiungere qualche sofferenza, e qualche ponte per farci visitare entrambe le sponde, il passo è il massimo che mi sento di tenere, e costa molta fatica, decido da subito di farmi "trainare"  a sua insaputa, da Scaio, amico nemico storico da tempo immemore,  sempre racchiusi nel tempo di un secondo, e non sbaglio. Riesco a tenere il passo per tutta la durata del percorso, a volte penso ad un allungo ma so che oggi si tratterebbe solo di velleità da "come eravamo" non di reali possibilità. L'unica certezza, ma per me  è sempre stato così, è che per strappare dalle gambe e dalla testa certi ritmi, il pettorale è sempre la forma di integrazione più adatta, quindi se vorrò ridestare il pseudovelopodista che è in me, dovrò necessariamente mettere in conto la partecipazione a qualche gara su distanze strappa anima come questa.
Appurato questo, mentre tutte le riserve idricomentalimuscolari tendono allo zero mi consolo con la bella immagine di questo trenino d'altri tempi che si dirige sbuffando verso il traguardo con gioia immutata.
The Faboulus Team attende al traguardo, quindi dopo salutati gli amicinemici, una bella doccia ristoratrice, ed è subito il caso di testare l'efficienza (acclarata) della gioiosa macchina da ristoro della quale potremo usufruire. Veramente una gran bella gara, giusto per la cronaca, tra competitivi e non si è sfiorato il migliaio di podisti, un grazie di cuore agli organizzatori.
Buone corse!

1 commento:

  1. Anche se prolisso, un piacere ritrovarti!
    Daje così...

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